Il 17 aprile 1970, alle 13.07 ora di Houston (base di Cape Canaveral, oggi Cape Kennedy) dopo quattro giorni di odissea nello spazio, la navicella spaziale Apollo 13, insieme con i tre astronauti dell’equipaggio, atterra sana e salva nelle acque dell'Oceano Pacifico. Stante l’esito positivo del viaggio, concluso con il ritorno incolume dei tre astronauti, e stante i molteplici problemi intercorsi durante la missione e il mancato allunaggio, la NASA definisce la missione dell'Apollo 13 "un fallimento di grande successo".

Più o meno nelle stesse ore, in Italia, dopo che il Presidente del Consiglio dei Ministri, Onorevole Mariano Rumor, ha elevato un pensiero di speranza e augurio ai tre astronauti impegnati nella missione americana, la discussione e conseguente voto sulla fiducia nei confronti del terzo Governo Rumor si risolve nella conferma della fiducia, con 348 voti a favore e 239 contrari.

 
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Eventi appena conclusi:

“I Giardini Segreti - 
Diari della Bicicletta di Città”

Mostra fotografica svoltasi
dal 1 al 3 marzo 2013
nel contesto di BiciFi - Florence Bike Festival
presso la Fortezza da Basso di Firenze

Vedi le foto esposte alla mostra

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Sempre nel corso delle stesse ore fatidiche, uno spermatozoo con il cromosoma X di Monsieur Erba, si stacca dal plotone e compie l’unica manovra indipendentista della propria vita per raggiungere un ovulo di Madame Erba.

Abbondanti nove mesi dopo, con calma e per favore, nasce Monique.

Per consolare Monique, qualche anno più tardi un parente le regala una Kodak Instamatic di occasione.

La madre, preoccupata dalla possibilità che “il pallino della fotografia” possa distogliere l’attenzione della bambina dai suoi impegni scolastici, le spiega che quell’apparecchio è difettoso: provoca incidenti alla vista. Segue immediato sequestro del mezzo, fino a data ancora oggi da destinarsi.

Passano i giorni, i mesi, poi gli anni. Nel frattempo Monique prende la laurea in legge, deducendone quasi immediatamente che è la sua passione è inevitabilmente orientata verso il campo dell’arte.

La notte del 9 maggio 2006, nella casa in Toscana dove è arrivata soltanto da poche ore, Monique toglie la biglia di vetro che tappa una vecchia bottiglia a forma di lampada, per liberare il piccolo genio azzurro che da oltre trent’anni vive rinchiuso lì dentro.

Monique ha sempre chiamato il suo genio l’Uomo di Vetro. È un genio intelligentissimo, ma per una strana malattia congenita le ossa gli si rompono come fossero di cristallo. Per questo vive da più di trent’anni in fondo alla bottiglia. Se uscisse, un semplice colpo di vento rischierebbe di fratturargli l’osso del collo.

Il pallino di vetro cade per terra e rotola sotto il letto, dove finisce per andare a sbattere contro una vecchia borsa di pelle marrone, che attrae la curiosità di Monique, la quale infila la mano nella borsa, e ne tira fuori quella che, chiusa nella sua custodia nera, sembra solo una vecchia scatola con un grande buco. Vista fuori dalla custodia, è una macchina fotografica Pentax Spotmatic.

Una scatola impermeabile alla luce, con un meccanismo che le consente di penetrare, solo per un istante, attraverso un buco. Si può regolare la durata di quell'istante in relazione alla quantità di luce presente all'esterno; si può anche regolare la dimensione di quel buco, allargandolo o stringendolo. Tutto questo in modo da consentire alla pellicola fotosensibile, contenuta all’interno della scatola, di registrare l’immagine che gli occhi vedono. Una scatola col buco, appunto.

Quest'ultima, così minuscola e insignificante all'apparenza, in realtà nasconde il mondo intero del piccolo genio bambino vissuto nella bottiglia di vetro, oggi diventato adulto, che la teneva nascosta sotto al suo letto da anni ed anni.

Solo il primo uomo penetrato all'interno della tomba di Tutankhamon potrebbe capire l'emozione di Monique mentre tira fuori quella scatola del tesoro e la gira tra le dita.

Monique decide di cercare quel bambino, rimettergli tra le mani la scatola, e stare ad osservare l'effetto che avrà su di lui. Si mette a cercarlo per tutta la stanza, in cima alla libreria e poi di nuovo sotto al letto, ma niente da fare: il genio sembra essersi volatilizzato.

Sulle prime Monique ci rimane male, poi riprende tra le mani la scatola con il buco, comincia a rigirarla, a guardarci dentro, e alla fine rimane senza parole, e i suoi occhi si riempiono di stupore.

Il 31 maggio, alle 4 del mattino, Monique ha un'idea luminosa: andrà in giro a guardare il mondo attraverso il buco, catturando volta per volta le immagini che vi vede dentro. Metterà tutto dentro la scatola col buco, cose e persone: chi c'è c'è! Perché è questa, scopre, la vera natura del fotografo. Andare in giro con la sua scatola, vedere le cose, raccoglierle. Per tenerle per sé, o per farle vedere anche agli altri. Ma quello che conta, è andare in giro con la scatola con il  buco.